In memoria del Prof. Sergio Peppino Ratti

Il 10 settembre scorso è scomparso a Pavia il prof. Sergio Peppino Ratti, professore emerito, già ordinario di fisica sperimentale presso il Dipartimento di Fisica Nucleare e Teorica e l’INFN di Pavia. Il prof. Ratti, che ha avviato e condotto numerosi progetti di ricerca in fisica delle particelle elementari, a partire dai primi anni ’80, ha contribuito a creare il sistema di formazione dottorale in Italia e ha avuto un ruolo di fondatore del Dottorato di Ricerca in Fisica e della scuola di Dottorato a Pavia,  Una breve biografia di Sergio Ratti è disponibile su questa pagina: http://fisica.unipv.it/Storia/Sergio-Ratti.htm
La Scuola di Alta Formazione Dottorale e l’ufficio dottorati esprimono il più profondo cordoglio per la scomparsa del Prof. Ratti. Per onorarne la memoria, alleghiamo la sua ultima relazione in qualità di Coordinatore dei dottorati pavesi, presentata nel 2009, in occasione della cerimonia di consegna dei diplomi di dottorato e di inaugurazione del 25-mo ciclo di dottorato. Rileggendola, si percepisce chiaramente una visione alta e lucida del dottorato di ricerca come motore di progresso culturale, scientifico ed economico. Ne riportiamo la conclusione:

“L’Università deve preparare (alla ricerca attraverso la ricerca) al massimo livello giovani da inserire in 3 ambienti distinti:

1- il mondo dell’Accademia (docenti-ricercatori futuri)
2- il mondo degli Enti di ricerca pubblici e privati (Enti che perseguono obbiettivi tracciati nelle loro ragioni istituzionali; oltre che fondazioni, laboratori industriali, ecc.)
3- il mondo dell’impresa che, senza acquisire capacità di innovazione “dall’interno” è destinato ad essere superato da chi innovazione sarà in grado di fare.
Il ruolo dell’Università è quello di fornire -tramite il dottorato- il materiale umano necessario per costruire 3 gambe ugualmente robuste.
Va da sé quindi che il dottorato va acceso là dove esistono adeguate risorse umane, adeguate risorse finanziarie, adeguate risorse tecnico-strumentali e logistiche per garantire ai dottorandi una attività di ricerca autonoma. Non quindi spazio per i dottorati alla Martin Lutero rinchiuso nella torre del castello. Che poi il mondo del lavoro si trovi prevalentemente al di fuori dei confini nazionali è una semplice conseguenza della globalizzazione. Buon per quei Paesi che traggono profitto dal lavoro intellettuale italiano. Male per il nostro Paese che non sa sfruttare le indubbie competenze dei proprio prodotti intellettuali del più alto livello. Se fossimo produttori di tondino di ferro avremmo una splendida bilancia positiva con l’estero. Peccato che esportiamo cervelli.

Con ciò ringrazio tutti per la vostra benevola attenzione.

Sergio P. Ratti”